Citazione

I Am A Dog Addicted

“Ho una malattia sociale. Devo andare fuori tutte le sere. Se¬†sto a casa una notte comincio a parlare con i miei cani. Una volta sono stato a¬†casa per una settimana e i miei cani hanno avuto un mancamento.” – Cit. ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†¬†

E’ con una citazione¬†di Andy Warhol che inizio col dirvi che la mia ¬†√® una vera e propria ragione di vita; una ragione di vita che mi ha aiutato e mi sta aiutando ¬†a combattere la quotidianit√†¬†di ogni giorno piena di monotonia e banalit√† fatta di lavoro, casa, studio, lavoro, casa, studio,¬†una vita senza guardare n√© ore n√© minuti, una¬†vita che¬†a 21 anni non mi appartiene. S√¨! Perch√©¬†a quest’et√† un ragazzo\a deve poter uscire quando vuole, andare in discoteca, fare tremila viaggi l’anno, gli aperitivi, gli eventi da non perdere…Poi si fa amicizia e¬†per il 50 % di quelle persone pensa sia¬†PER SEMPRE!¬†Peccato che appartenga a¬†quel 20% ed √® davvero un peccato pensare che quel PER SEMPRE¬†arriver√†.¬†Ad essere incazzata col mondo intero non sar√≤ n√© l’unica e n√© l’ultima ma non sono qua per fare morale o critica, anzi, vorrei presentarvi una nuova malattia del web la DOG¬†ADDICTION. E’ una specie di terapia o meglio ancora “cura” che ¬†molte persone in¬†tutto il mondo fanno senza accorgersene, una di queste indovinate un po’ sono IO.¬†Da una recente ricerca √® emerso¬†infatti che il 65% di queste persone affette da questa dipendenza sono proprio le DONNE. Il 61% √® costituito da SINGLE con un ruolo di potere,¬†mentre l’altro 40% o sono donne con una grande carriera lavorativa alle spalle, o imprenditrici di un’azienda importante, o manager, o giornaliste, o pensate addirittura libere¬†professioniste che¬†ancora non hanno trovato l’anima gemella. Quell’1% invece..perch√© c’√® credetemi io appartengo a quella percentuale l√†, sono quelle che come ho detto prima ce¬†l’hanno a morte col mondo intero e che invece di andarsi a fare la seduta a pagamento dallo strizza cervelli o dalla cosiddetta “migliore amica“, se la vanno a fare dal proprio amico, in¬†questo caso ‚Äúamica pelosa‚Äú, GRATIS,¬†comoda, magari quando √® inverno con una¬†gustosa¬†cioccolata calda sulle gambe e coperte di lana a gogo¬†e magari, una sigaretta come veleno¬†dolce post-dog¬†therapy ; o magari d’estate passeggiando o facendo jogging per i parchi o in riva al mare all’aria aperta, che male di certo non fa.

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† La cosa pi√Ļ bella in tutto ci√≤?

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ‚ÄĘ IL TUO LUI\LEI PELOSO NASCONDERA’ PER BENE IL TUO SEGRETO ūüėČ

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ‚ÄĘ QUANDO PARLERAI NON TI INTERROMPERA’ ūüėė

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ‚ÄĘ SE¬†PASSEGGERAI INSIEME A LUI\LEI TI ASCOLTERA’ SEMPRE ANCHE QUANDO ALZERA’ LE ORECCHIE PER SENTIRE GLI ALTRI CANI ABBAIARE ūüź∂ūüĎā

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ‚ÄĘ SARA’¬†UN OTTIMO\A AMICO\A DURANTE LE ABBUFFATE DELLA “DOG THERAPY” ūüćĒūüćēūüćüūüć¶

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ‚ÄĘ VI CAPIRA’ E VI CONSIGLIERA’ LA COSA GIUSTA DA FARE ANCHE SE NON HA IL POTERE DI PARLARE. RICORDATE AD UN CANE NON MANCA¬†¬†IL POTERE DI ¬†AMARE ūüíĖ

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† E poi…

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†‚ÄĘ VI¬†SARA’ FEDELE SEMPRE E COMUNQUE!¬†‚ėļ ūüíĚūüź∂

¬†Inoltre questa¬†dipendenza √® molto facile da collocare, di solito ne soffre chi come me ha uno stile di vita monotono e stressante, ma il¬†meccanismo che la fa scattare immediatamente √® la¬†carenza di affetti. Chi ne soffre infatti ha un enorme bisogno di attenzioni e di una risposta emotiva immediata, e l’animale essendo meno complesso dell’essere umano sa dare questa¬†risposta¬†in maniera precisa e istantanea,¬†d√† questa risposta senza chiedere nulla in cambio e questo pu√≤ provocare, nei soggetti pi√Ļ deboli, una dipendenza dalle sue coccole.¬†All’inizio √® una relazione gratificante, col tempo per√≤ si pu√≤ trasformare fino a minacciare la capacit√† di avere un vero rapporto sociale¬†con un altro essere umano.¬†Si, perch√© i risultati di questo comportamento ¬†possono avere come ho detto precedentemente aspetti positivi, ma a lungo andare pu√≤¬†sostituire una vera e propria vita affettiva, se non¬†addirittura la vita intera del “cane dipendente” ¬†o peggio ancora rimpiazzare figure mancanti della nostra vita (amico, fidanzato, figli, sorelle..).¬†Non √® di certo ¬†il mio caso, io reputo la mia cagnolina solo come una psicologa nei momenti pi√Ļ brutti della settimana, ma sfortunatamente ci sono persone che usano il loro amico peloso¬†solo per pigrizia di alzarsi dal divano e rimboccarsi le maniche e uscire a conoscere il mondo. Se pur schifoso un tentativo va sempre fatto no?!¬†‚ėļ‚ėļ‚ėļ¬†Altri dipendenti addirittura trasformano il proprio amico¬†in un vero e proprio fenomeno da baraccone: guinzagli e borse “porta cane” griffate, scorte di ossetti di gomma, la targhetta del¬†collare fatta esclusivamente¬†d’oro massiccio, la suoneria del telefono sostituita dall’abbaiare del cane, il pelo come per magia diventa rosa barbie, verde fluo, poi viola melanzana,¬†maculato…Alcune arrivano persino a cambiare fidanzato se il malcapitato non √® di gradimento del quadrupede! Cane ed essere umano devono avere una vita sociale al di fuori della coppia animale-padrone. Il cane deve giocare con altri animali, la persona incontrare propri simili. E poi viziare il cane¬†non fa bene all’animale: il letto e il tavolo da pranzo, ad esempio, sono luoghi ideali per noi, ma non per ¬†lui. Se ammiriamo i cani per la loro natura animale, non soffochiamo i loro istinti e¬†lasciamo che da animali vivano.¬†Il¬†cane deve essere un¬†PORTATORE SANO¬†della vita!

¬† ¬† ¬† E ricordate una seduta con il proprio amico\a peloso al giorno toglie il medico di torno!¬†(‚óē‚ÄŅ-)

      (E voi sapete di che medico parlo!)

SEA FUERTE SIEMPRE.

-R.ūüź∂

randy e me

Tesi di laurea in mediazione linguistica: il linguaggio del cane

Ciao a tutti,

scusate la mia lunga assenza ma √® per buone ragioni, finalmente tra una settimana mi laureo ed oggi con grandissimo¬†piacere voglio condividere¬†con voi alcuni “momenti” di questa tesi:

da come potete ben notare dal titolo, tratter√† del linguaggio del cane, in particolare modo del linguaggio del corpo e della comunicazione tra uomo cane e cane – cane. Studiando lingue straniere, ho voluto riproporre in chiave linguistica questo tipo di comunicazione tra cane e uomo inserendo l’utilizzo dei comandi in varie lingue, in particolar modo ho analizzato la lingua tedesca, inglese e spagnola, con l’obbiettivo di riuscire a realizzare il mio sogno da cinofila e¬†magari un giorno riuscire ad addestrare con questo metodo. Tutto ci√≤ l’ho potuto attualizzare grazie alla passione, la devozione e al mio amico a quattro zampe¬†Randy, pastore tedesco a pelo lungo di 1 anno e mezzo, Lothar ed Elton, pastori tedeschi a pelo corto, all’Allevamento del Criale, in particolar modo a Valerio e alla mia amica Eleonora; penso che senza i loro consigli e le loro attenzioni al riguardo, avrei eseguito un lavoro totalmente diverso e avrei intrapreso la strada della cinofila con molte pi√Ļ lacune e timori.¬†

Concludo ringraziandovi e augurandovi una buona lettura e visione. Si avete capito bene, lettura, perché oltre ai video in lingua inglese e italiana inserirò anche un pdf della tesi.

Sono molto scettica su questa tesi, e anche se non prenderò la lode, sono comunque orgogliosa e fiera di essere arrivata dove sono adesso. Ho nuovi amici, nuove esperienze da assaporare e soprattutto nuove strade da percorrere. 

Che dirvi, in bocca al lupo a me e circondatevi di ambizioni, sempre!

Vicky & Randy 

Tesi del linguaggio del cane in PDF:

SCUOLA SUPERIORE PER MEDIATORI LINGUISTICI

TESI ITALIANO

TESI IN INGLESE

TESI SPAGNOLO

RINGRAZIAMENTI E BIBLIO-SITOGRAFIA-3

Video in italiano:

 

Video muto:

 

Video in inglese:

Carta ao meu cachorro

Querido Amigo de vida,

ainda me lembro a primera vez que tem – te visto naquela casa, assim pequeno, perdido, atacado¬†√† tua m√£e, Deborah. Um amor √† primera vista foi o nosso, um amor que seria durado toda uma vida.¬†O dia em que finalmente tomou voc√™, estava t√£o assustado voc√™¬†escondi – se atr√°s do saco de comida seca, e quando levei – te, ent√£o …imediatamente me apaixonei de voc√™. Voc√™ era pequeno, assim pequeno, que parecia uma curta bolo, pesava 6kg e ainda n√£o podia mant√™ – te para cima. O passeio de carro era longo, o mais longo da minha vida, porque eu n√£o podia esperar para chamegar, abra√ßar e mant√™ – te todo para mim. S√≥ chegou em casa, foi direto em sua mole casinha militar, eu queria que fosse um cachorro duro desde o in√≠cio. Por isso chamou voc√™ Randy, um nome original para um pastor alem√£o, talmente original que o cantante cubano, Randy Malcom¬†, do grupo Gente De Zona, colocou gosto de sobre Instagram, a partir desse momento decidiu que fosse o seu nome final… para sempre! Naquele dia comi da minha m√£o, talvez por medo, mas depois pouco tempo, come√ßou a morde – me os dedos, e daquele momento n√£o me separou de voc√™. Passaram um m√™s e ainda voc√™ era pequeno, mas muto inteligente, come√ßou¬†a sair de casa e a socializar com outros cachorros. Dia depois dia tornou – se sempre mas forte e duro, tamb√©m aquela vez que comera as meias de Angelo e tem sido ruim para um dia inteiro, o dia mais feio de mi vida, mas n√£o passou tudo o dia e voc√™ recuperou. Um cachorro com mil capacidades, de fato come√ßaram a¬†trein√°-te com o¬†treinador de c√£es Daniele Mosciatti,¬†foi maravilhoso o percorso com ele, e ainda agora voc√™ fa grandes progressos. Mas a coisa que mais me sopre – se √® quando estou mal e voc√™ me coloca o focinho na perna e olhe para mim, a coisa mais surpreendente em 22 anos de minha vida. Com voc√™ se abriu um mondo que antes conhecia pouco, e agora sou lista e preparada para vive – te na melhor maneira possivel.¬†Eu juro, n√£o vai perder nada de voc√™ neste anos de cachorro, mesmo as f√©rias juntos iremos, e nunca digo nunca destina-se a abandon√°-lo, vamos superar tudo isso junto, mas prometa-me amigo meu que tudo o que acontece em nossas vidas, sempre haver√° para mim, mesmo quando voc√™ est√° velho e n√£o voc√™ pode caminhar mas, mesmo quando eu pe√ßo outra comida e n√£o pode da-la¬†a voc√™, mesmo quando voc√™ dormir na minha cama e voc√™ n√£o acordar mais, prometa – me que vai estar l√°.

Te amo mais de qualquer coisa no mundo. ‚̧

Seja forte, sempre. ‚̧

ESTAREI L√Ā ‚̧

randy e me 2

Speciale Festa del Pap√†: l’amore di un padre

E‚Äô la festa del pap√†, auguri a tutti i pap√† a due zampe, ma anche a quattro! ‚̧

Macsbergnec1Perch√© i pap√† cani sono fondamentali per il corretto sviluppo dei cuccioli, forse ancor pi√Ļ dei pap√† umani (che spesso, nei primi giorni di vita dei figli, si limitano a girare intorno coccolandoli un po‚Äô, ma senza intervenire: un po‚Äô perch√© hanno paura di romperli, un po‚Äô perch√© hanno paura e basta ‚Äď ovvero, non si sentono all‚Äôaltezza e ritengono che il rapporto madre-figlio sia cos√¨ intenso e speciale che loro non potrebbero aggiungervi nulla).

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I pap√† cani, al contrario, per i primissimi giorni non girano neanche intorno: si disinteressano completamente della cucciolata (e se per caso si avvicinano, vengono cacciati dalla mamma senza troppi complimenti): ma verso i 35 giorni, quando i piccoli escono per la prima volta dalla sala parto, prendono completamente in mano la situazione e il ruolo di educatori lo assumono quasi completamente loro, relagando la mamma a quello di ‚Äúlatteria‚ÄĚ o poco pi√Ļ.
Purtroppo questo avviene soltanto nelle famiglie complete di maschio e femmina, perch√© molto ‚Äď troppo ‚Äď spesso si tende, anche in allevamento, a considerare il maschio solo come un produttore di sperma, ignorandone il ruolo educativo. Si prendono quindi monte da cani che abitano anche a centinaia di chilometri, che i loro figli non li vedranno mai.
Questo, però, paradossalmente, è il male minore: è sufficiente, infatti, che in allevamento ci sia almeno UN maschio, perché possa occuparsi lui di insegnare il galateo canino ai cuccioli.
Infatti i maschi, in natura, mica possono sapere quali sono i loro figli e quali no. Loro hanno rapporti con una o pi√Ļ femmine (soltanto una, se sono lupi; ma se sono cani, vedi per esempio i dingo, montano tutto ci√≤ che si mostra disponibile), dopodich√© per tre mesi circa non hanno pi√Ļ alcuna notizia di ci√≤ che sia accaduto. Quando appaiono i primi cuccioli, mentre le mamme sanno benissimo quali sono i propri e quali sono invece quelli estranei (e infatti, in alcuni casi, quelli estranei possono anche attaccarli), i pap√† sono ‚Äúprogrammati‚ÄĚ dalla natura a pensare che siano tutti figli loro. Quindi li rispettano tutti, non li aggrediscono e, se ne hanno la possibilit√†, diventano i mentori, gli educatori, i maestri di tutti.
Se così non fosse, non avendo la possibilità di riconoscere i propri figli, i maschi adulti potrebbero attaccarli ed ucciderli: cosa decisamente poco produttiva per la conservazione della specie. Quindi Madre Natura ha fatto in modo che questo non potesse accadere.

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Le cucciolate senza padre, nella societ√† umana, nascono pi√Ļ facilmente dai privati: che magari scelgono il pap√† tra i cani degli amici che si incontrano al parchetto, ma poi tirano su la cucciolata in casa loro, soltanto con la mamma, senza pi√Ļ preoccuparsi di far conoscere i cuccioli al padre biologico. E siccome la maggior parte della gente ignora il ruolo del padre nell‚Äôeducazione dei cuccioli, neppure si preoccupano di trovare un padre putativo (anzi, di solito dei maschi adulti hanno paura e non li lasciano neppure avvicinare ai cuccioli).
Ma questo è sbagliato, e sta alla base di molti futuri cani rissosi con i propri simili.
Qual è, infatti, il ruolo del maschio nell’educazione dei figli (o dei cuccioli non suoi, ma che lui crede suoi)?
Come dicevamo sopra, √® quello di insegnare loro il ‚Äúgalateo canino‚ÄĚ; che comprende, tra gli altri, i concetti di ‚Äúdistanza di sicurezza‚ÄĚ (o di tutta la prossemica, se preferite) e di ‚Äúrispetto per la propriet√† altrui‚ÄĚ.
E’ il padre a fare grandi sceneggiate del tutto innocue, ma spettacolarissime (tanto che chi non sa cosa sta facendo pensa che voglia sbranarsi i cuccioli), se uno dei piccoli tenta di appropriarsi di un suo oggetto (pallina, osso, pezzo di legno che sia. Insomma, aneddoti tragicomici a parte, l’importanza del maschio adulto dell’educazione dei piccoli è palese: imparando da lui che la roba degli altri non si tocca, i cani in futuro eviteranno quella che è di gran lunga la maggiore causa scatenante di risse (come chiunque può vedere in qualsiasi parchetto, quando tutti vanno d’amore e d’accordo finché non appare una pallina o un frisbee).

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Padre e madre insieme insegnano anche al cucciolo i rudimenti della lotta e quelli della caccia, ma la figura del maschio √® fondamentale soprattutto perch√® il cucciolo impara da lui: a) la disciplina (di cui ha un istintivo e profondo bisogno: e c‚Äô√® davvero da sperare che sia il padre ad inculcargliela se il cucciolo finir√† poi in mano a qualche sciura eccessivamente buonista, che gli lascer√† completa carta bianca rovinandone immancabilmente il carattere); b) il concetto di gerarchia (il maschio √® il capofamiglia: il capo √® severo, ma giusto. Il capo non si mette mai in discussione, perch√© ha ragione lui); c) la docilit√† verso l‚Äôuomo, perch√© una volta assodato che pap√† √® il pi√Ļ grande, il pi√Ļ forte e il pi√Ļ giusto, i cuccioli scopriranno che c‚Äô√® qualcun altro a cui pap√† obbedisce e con cui si comporta docilmente. Gli umani! Allora i cuccioli penseranno che gli umani siano ancora pi√Ļ forti, grandi e giusti del padre.
E‚Äô importante sottolineare la differenza tra ‚Äúsevero ma giusto‚ÄĚ e ‚Äúinutilmente violento‚ÄĚ: infatti, se osserviamo un cane sgridato o picchiato dall‚Äôuomo senza un motivo che lui possa capire (per esempio, un cucciolo che viene punito per qualcosa che ha fatto un‚Äôora prima, come una pip√¨ in casa) vedremo che la sua reazione √® di paura e avvilimento. Butta indietro le orecchie, abbassa la coda, striscia pi√Ļ lontano che pu√≤, va a nascondersi nella sua cuccia.
Al contrario, un cucciolo che si √® appena preso una passata galattica dal padre, a scenataccia finita va da lui a testa, orecchie e coda alta, gli d√† i bacini all‚Äôangolo della bocca (sottomissione attiva), scodinzola e gli ‚Äúrende onore‚ÄĚ, s√¨, ma in modo allegro e sicuro. Questa √® la differenza tra la sottomissione a un membro del branco che si riconosce come ‚Äúsuperiore‚ÄĚ, da stimare ed ammirare, e la pura e semplice paura inculcata da qualcuno che sar√† anche pi√Ļ forte fisicamente, ma si comporta come uno squilibrato.

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Il cucciolo, infatti, non ha la minima idea del perché venga punito: quella pipì non si ricorda neppure di averla fatta, e anche se lo ricordasse non sarebbe assolutamente in grado di collegarla alla punizione che riceve.
I cani adulti non sono teneri con i loro piccoli, ma sono sempre chiarissimi e coerenti: quando ho qualcosa in bocca o tra le zampe tu non dovrai provare MAI E POI MAI a portarmela via. Fine della storia.
Questo √® il comportamento di un capo che merita rispetto. Quello dell‚Äôumano che mena ‚Äúrandom‚ÄĚ √® il comportamento di un pazzo da cui conviene diffidare sempre e comunque.
Quindi, cari pap√† (e mamme) umani: impariamo dai pap√† cani! ūüėČ
E non soltanto oggi che √® la loro festa. ūüėõ

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Un hot dog un po’ speciale: Obie, il cane bassotto pi√Ļ grasso del mondo

ABC_obi_kelly_michael_before_jef_140624_16x9_992Obie √® senza dubbio il bassotto pi√Ļ famoso degli Stati Uniti. Motivo di tanta notoriet√† √® la sua mole: il ‚Äúcagnolino‚ÄĚ, infatti, √® arrivato a pesare trentacinque chili, fatto pi√Ļ unico che raro nel mondo canino considerando soprattutto le dimensioni ridotte della razza.1D274906192779-today-obie-before-140623.blocks_desktop_large

Una dieta ferrea, è il caso di sottolinearlo, gli ha fatto perdere ben diciotto chili e lo ha salvato da morte sicura. Non dimentichiamo che i bassotti, vista la loro lunghezza, possono soffrire di mal di schiena e pertanto è necessario che siano in una buona forma fisica per evitare ulteriori problemi. Tornando a Obie, cibo sano, movimento e un intervento chirurgico per l’asportazione della pelle in eccesso hanno assicurato al cagnolino una forma perfetta.

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Per la sua singolarità, la storia di Obie è diventata un caso mediatico negli Stati Uniti d’America. Il profilo Facebook del bassotto, Biggest Loser РDoxie Edition, conta quasi centomila seguaci e tutti tifano perché la simpatica bestiola perseveri nel suo regime alimentare corretto.

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Va comunque detto che Obie era ingrassato per colpa dei suoi ex proprietari che, dimenticandosi di aver dato la pappa al cane continuavano a riempire la ciotola che puntualmente e presumibilmente con gioia veniva svuotata. La nuova padrona non ha concesso sviste al bassotto che, infatti, √® dimagrito ed √® tornato a un peso compatibile alle sue ridotte dimensioni. Anche il lifting ha senz’altro contribuito a rendere Obie libero e bello.

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Questo √® uno dei tanti video che ha girato¬†la padrona di Obie, per dimostrare i progressi nel suo percorso¬†giorno dopo giorno, qui il cucciolo aveva gi√† perso 6 kg ed era la prima volta che riusciva a camminare. Davvero emozionante. ‚̧

“Dio fece il cibo, ma certo il diavolo fece i cuochi!”¬†

(James Joyce)

SEA FUERTE SIEMPRE.

-T.

Scotty, Marley …Un cuore di cane: il Labrador

labrador5-800x400 Il¬†Labrador Retriever,¬†conosciuta anche come¬†Labrador¬†, √® una razza canina¬†originaria della penisola di Labrador (Canada) , facente parte del gruppo dei retriever, allevata e selezionata a partire dal XIX secolo. Cane di stazza media-grande, di buon temperamento, intelligente, socievole, docile, tranquillo, eccellente nuotatore¬†(anche grazie alla “palmatura” delle zampe), in origine √® stato utilizzato soprattutto dai cacciatori¬†come cane da riporto (in inglese “retriever”, ossia riportare).¬†La sua indole buona e il carattere facile all’apprendimento lo rendono adatto ad essere addestrato allo svolgimento di moltissime attivit√†, dall’assistenza ai non vedenti, al soccorso in acqua, alla ricerca di persone. Grazie al suo carattere estremamente docile ed affettuoso √® un ottimo cane da compagnia, particolarmente adatto a vivere in famiglia, meglio se munita di bambini, con cui ama molto giocare.

un-gelato-per-due¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†Y86MUSEA07LR9¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†c7a9e8ec-1438-460b-82b6-875e3570990e---0- IMG_0148¬†Se oggi il Labrador esiste √® dovuto ad un paradosso avveratosi alle fine del XVIII secolo, quando questa razza corse il serio rischio di estinguersi, e se sbarc√≤ sul Vecchio Continente, lo si deve alle misure prese dall’amministrazione di Terranova per limitare, in modo drastico, il numero dei cani sull’isola. In quel periodo la pesca era diventata quasi del tutto industriale e la presenza dei cani, sia di quelli grossi per il tiro sia di quelli pi√Ļ piccoli per la pesca, non era pi√Ļ indispensabile. E cos√¨ nel 1780 il governatore Edwards decise di limitare a uno per focolare il numero dei cani, e successivamente, nel 1815, in quanto tale misura non fu giudicata abbastanza restrittiva, ne venne raddoppiata in durezza e rigorosit√†: tutti i cani senza museruola dovevano essere abbattuti.¬†Molti degli abitanti dell’isola si sbarazzarono dei loro cani e molti di questi, divenuti randagi, si ritrovarono sulle banchine di Poole, il principale porto d’attracco dei pescherecci britannici, in cerca di nuovi padroni e casa. E fu cos√¨ che i grandi cacciatori inglesi si accorsero di alcuni cani proveniente da Terranova i quali presentavano notevoli disposizioni, perch√©, oltre ad avere un’incredibile resistenza alla fatica e alle intemperie, mostravano un grande piacere nel riportare al loro padrone tutto ci√≤ che gli veniva lanciato, anche se si trattava di tuffarsi in acque freddissime e profonde.¬†All’inizio venivano chiamati “cani di Saint-John” (nome della capitale dell’isola di Terranova) per distinguerli dagli altri cani pi√Ļ massicci (i Terranova). Certamente questi cani non erano cani da caccia in quanto mancava loro senza dubbio un po’ di naso. E per rimediare a questo inconveniente, si presentavano 2 soluzioni: o si incrociavano questi cani con razze di classe, conferendo loro in un colpo solo pi√Ļ fiuto e pi√Ļ grandi qualit√† di caccia, oppure si decideva di selezionare pazientemente, migliorando la razza, cosa che sicuramente avrebbe richiesto molto pi√Ļ tempo.¬†Con il primo metodo si produssero il Golden, il Curly-Coated ed il Flat-Coated, che furono i primi Retriever ad apparire. I confronti fra le diverse razze di Retriever davano spesso ragione alla seconda soluzione, ma occorsero comunque 70 anni per giungere all’affermazione di questa supremazia e cio√® dagli anni 1820 -1890, e precisamente quando Lord Malmesbury, Lord Scott e altri nobili di Gran Bretagna cominciarono a scegliere e selezionare i loro primi Labrador fra i cani appena sbarcati da Terranova. mappa-terranova-e-labrador

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Il Golden

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Il Curly-Coated

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Il Flat-Coated

In Italia la razza si √® ormai affermata in tutti i sensi, soprattuto come cane da compagnia e come cane guida per i non vedenti. Dagli anni ‚Äô80 ad oggi molti bravi allevatori hanno contribuito ad arricchire la storia del labrador in Italia. Il primo standard della razza √® del 1916, e fu in parte modificato nel 1950. Lo Standard della FCI attualmente in vigore √® del 1989. Ogni anno, sulla rivista ufficiale ENCII Nostri Cani” vengono pubblicate le statistiche relative all’iscrizione di tutte le razze. Per il 2012 le iscrizioni concernenti i Labrador Retriever in Italia sono state 7886, in aumento rispetto agli anni precedenti. Anche per il 2014 l‚ÄôAmerican Kennel Club presso la sua sede di Manhattan ha annunciato che il Labrador Retriever √® il cane preferito degli statunitensi, seguito dal Pastore Tedesco, e dal Golden Retriever. Un primato che resiste da 22 anni.

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Inoltre… Il Labrador possiede generalmente un ottima salute, cosa che corrisponde al suo aspetto robusto e rustico. Senza essere un campione di longevit√†, vive comunque una buona dozzina di anni. Uno stile di vita rigoroso gli permette di superare senza problemi i 10 anni. Quando √® piuttosto anziano, bisogna fare attenzione ai problemi cardiaci (come per tutti i cani dal forte temperamento che danno sempre fondo alle loro energie); il Labrador, peraltro, soffre spesso di artrosi. Questo cane √® goloso e ha una certa tendenza all’obesit√†: bisogna, dunque, fare attenzione a non favorire il suo atteggiamento di richiesta continua, fornendogli 2 pasti al giorno a ore fisse, senza offrire leccornie o avanzi durante gli intervalli. Ma soprattutto questo cane ha essenzialmente bisogno di esercizio: l’obesit√† negli esemplari che vanno a caccia non esiste. Per i cani sedentari (soprattutto se si tratta di femmine), si consiglia un’alimentazione poco calorica.

article-2264399-1702AF82000005DC-476_634x462¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†51080 076099-harry Per la salute e la bellezza del mantello, un’aggiunta equilibrata di lievito e olio di semi di girasole (in caso di alimentazione fresca preparata in casa) d√† eccellenti risultati. Come in tutte le razze molto diffuse, si sono constatate delle malattie ereditarie come ad esempio la displasia dell’anca, la quale e dopo una selezione di genitori esenti, iniziata dal club della razza, tende ad eliminare la diffusione in Italia. L’atrofia progressiva della retina √® stata notata, soprattutto in gran Bretagna e negli Stati Uniti (dove la popolazione dei Labrador √® pi√Ļ numerosa), ma non sembra essere un grosso problema in Italia. Questa malattia, che pu√≤ condurre alla cecit√† (sarebbe veramente un amaro paradosso per un cane guida per i non vedenti), inizia a manifestarsi, nella maggior parte dei casi, verso i 5 o 6 anni di et√†. Pu√≤ essere diagnosticata da uno specialista grazie a un esame del fondo dell’occhio. Dal punto di vista genetico, il suo carattere √® recessivo, ma crea portatori sani che rendono molto lungo e difficile l’iter per poterla sradicare.

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Il Labrador deve una parte del suo successo al fatto che pu√≤ apparire contemporaneamente come un cane elegante, per non dire snob, e come un cane semplice, dal temperamento coraggioso e dotato nello stesso tempo di molta discrezione. Ma, evidentemente, la sua popolarit√† non dipende soltanto da questo contrasto; √® dovuta anche, e soprattutto, alle notevoli e apprezzate qualit√† che derivano direttamente dal suo impiego originario. Un buon retriever (e il Labrador ha dato prova di essere uno dei migliori, se non il migliore), deve essere obbediente, facile da addestrare, capace di comprendere in fretta e bene, dotato di grande memoria, ma soprattutto deve essere un cane a cui piace obbedire e lavorare per il proprio padrone e non esclusivamente per se stesso. Non si tratta di un vero cane da guardia anche se possiede, come tutti i cani, il senso del territorio. Cos√¨ in una villa isolata, far√† sicuramente le veci del buon guardiano, con la sua mole e la sua voce grossa, ma senza mostrare aggressivit√† esagerata, mentre in una casa in cui la porta √® sempre aperta agli amici, si far√† apprezzare in particolare per la sua naturale socievolezza. Un giardino anche piccolo √® sufficiente per lui, sempre che i suoi padroni lo facciano partecipare alla loro vita. Non cerca mai la rissa con altri cani e non rischia nemmeno di mordere lo sconosciuto che, attirato dal suo aspetto simpatico, volesse accarezzarlo. E non c’√® niente che potr√† fare pi√Ļ piacere delle lunghe passeggiate all’aperto (se poi ha la possibilit√† di fare un tuffo sar√† al massimo della felicit√†). labrador-nuotatore1 Nonostante tutta la sua buona volont√†, il Labrador non sapr√† accontentarsi di una vita esclusivamente cittadina e sedentaria, n√© di un’esistenza solitaria. Dietro quell’aspetto bonario si nasconde un autentico sportivo, nato per lavorare all’aperto, quali che siano le condizioni atmosferiche e del territorio. Oltre all’intelligenza, questa razza √® dotata di un fiato eccezionale. In diversi paesi, i servizi dell’esercito, della finanza e della polizia, hanno riconosciuto il valore di questo cane e lo usano per molte funzioni, diverse da quella di cane da guardia o da difesa. Il suo naso finissimo gli permette di individuare ogni sorta di oggetti e di sostanze. E’ diventato, infatti, il cane pi√Ļ utilizzato per la ricerca della droga potendo riconoscere anche solo le tracce della presenza di ogni tipo di droga, nei nascondigli pi√Ļ ingegnosi, anche quando sono mescolate ad altre sostanze dall’odore forte. Questo cane √® ineguagliabile nello scoprire tracce di esplosivo. In Gran Bretagna, dove l’esercito ha a che fare da anni con il fenomeno del terrorismo, √® addestrato nel cercare le armi nascoste (si sono visti Labrador ritrovare delle mitragliatrici murate in una parete). In Italia viene utilizzato come cane guida per persone non vedenti e nella protezione civile.

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Questo cane pu√≤ rendersi utile anche in diversi altri modi come nel cercare dei sopravvissuti tra le macerie, sentire le fughe di gas ecc. Ma il Labrador √© per eccellenza il collaboratore delle battute di caccia che si distingue per la sua obbedienza e la sua abilit√† nel ritrovare e riportare, senza sciuparla, la selvaggina pi√Ļ delicata, ma abbastanza forte per trascinare senza fatica una besta pi√Ļ grossa, non esitando neppure davanti all’attraversamento di un corso di acqua. DSC_2602-e1397488381737¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†Caneguidacieco

Il Labrador √® un cane senza ostentazione e senza artifici, capace di lavorare nelle pi√Ļ svariate condizioni. Un cane forte, robusto, attivo, che sprizza energia da tutti i pori. Tollerante, affettuoso, lo si educa senza difficolt√†; √® molto attento con i bambini e capace di adattarsi alle situazioni pi√Ļ diverse. Che cosa possiamo chiedergli di pi√Ļ?¬† No, non √® finita qua… un’altra caratteristica del labrador, e forse la pi√Ļ importante tra tutte, ve la sto per elencare qua sotto: Prevedere l’ereditariet√† del colore del mantello nel labrador retriever √® relativamente facile rispetto ad altre razze. Il labrador √® sempre di un colore unico (nero, giallo, marrone) ma spesso nei suoi geni porta anche uno o due collori del mantello diversi. Il colore del mantello viene determinato dalla combinazione di due coppie di geni: B, b, E , e. Una coppia stabilisce il colore (nero-B o marrone-b), l’altra coppia determina l’espressione del colore. Il colore giallo (E-e) non √® il risultato della presenza di un gene del colore giallo, ma √® l’incapacit√† di esprimere il colore nero o marrone. labrador-filhotes-canil-black-storm I geni sono sempre in coppia, uno viene ereditato dal padre e uno dalla madre. I geni possono essere dominanti o recessivi: un gene ‘dominante’ determiner√† sempre il colore del mantello, √® sufficiente che sia presente nel patrimonio genetico e non ha importanza con quale gene sia in coppia. Un gene ‘recessivo’ pu√≤ determinare il colore del mantello solo quando non √® presente il gene dominante e quindi quando √® in coppia con un altro gene recessivo. I geni dominanti vengono indicati con una lettera maiuscola, mentre i geni recessivi vengono indicati con la lettera minuscola. Un labrador pu√≤ avere: BB, Bb, bb insieme con EE, Ee, ee e poich√© le due coppie sono sempre insieme, le combinazioni possibili del colore e della trasmissione del colore nel labrador sono: legenda

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Labrador Doodley (a pelo corto)

Qua sotto vi ho messo un’illustrazione delle probabilit√† di trasmissione genetica dei colori nel labrador, vediamoli insieme: Diapositiva3¬† ¬† ¬† ¬†Diapositiva2 Si lo so, non √® per niente facile, ma per gli appassionati di cani come me √® davvero un gioco da ragazzi, basta solo farlo vedere dal veterinario d’altronde; sar√† lui a decidere la sorte del colore del vostro cucciolo di labrador. ūüėČ Per quanto riguarda lo standard invece quello del labrador √® davvero complicato, ma molto, molto interessante (la cosa fondamentale, e parlo a nome degli incroci, √® di non scambiare il capo con quello dei “molossi”, successivamente vedremo chi sono): testa-labrador Concludo lasciandovi alle varie razze di labrador; √® gi√† ragazzi non √® solo il colore che fa la differenza del labrador, ma anche la postura, il pelo riccio, corto… guardate, guardate:

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Labrador miele: Scotty, il labrador miele che vediamo ogni giorno in televisione nella pubblicit√† della carta igienica √® il labrador per eccellenza, prima del Golden che a differenza sua ha il pelo lungo e tende quasi sul rossiccio (chiamato anche labrador volpe). Di Scotty c’√® anche la versione bianca, nata dall’accoppiamento di un labrador Doodley e di uno Scotty.

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Labrador Chocolate: queste “delizie” di cuccioli di labrador presentano la stessa particolarit√† del silver, che tra poco vi mostrer√≤ qua sotto. Anch’essi molto rari da trovare per farli accoppiare, di fatto il 50% dei chocolate sono pi√Ļ femmine che maschi. Contrariamente al black che presenta 50% dell’uno e dell’altro, quindi pi√Ļ facile da trovare.

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Labrador Silver: il cosiddetto labrador argentato √® una delle razze pi√Ļ rare nell’accoppiamento dei labrador, si perch√© l’accoppiamento deve avvenire tra un black e un silver, molto spesso il silver √® particolare nelle “cucciole” che nei “cuccioli”. Ma la rarit√† sta proprio nel colore degli occhi, che vanno dal verde chiaro all’azzurro oceano; come il chocolate questa razza √® sempre e solo a pelo corto; proprio perch√© i black (quasi sempre a pelo lungo e femmine) presentano geni di fecondazione minori¬†rispetto a queste meraviglie d’argento.

Speciale San Valentino – La storia di Hachiko: l’amore infinito di un cane per il proprio padrone

Supera le barriere della vita e della morte. √ą un amore cos√¨ forte che il genere umano difficilmente riesce a emulare. √ą un uomo e al suo fianco un unico fedele cane.

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‚ÄúIl mio eroe √® Hachiko, un cane. Lo chiamavano Hachi, il cane del mistero, perch√© nessuno sapeva da dove venisse, e qui comincia la sua storia‚Ķ quando mi raccontano di Hachi io sento di conoscerlo, Hachi mi ha insegnato cos‚Äô√® la fedelt√† ecco perch√© Hachi sar√† sempre il mio eroe‚Ķ‚ÄĚ

La storia di Hachiko e Hidesaburo Ueno

Era il 10 novembre 1923 quando HachikŇć venne al mondo in una fattoria di Odate (Prefettura di Akita). Un piccolo esemplare maschio di Akita Inu bianco, un cucciolo come tantissimi altri, da amare, coccolare, da adottare. Eppure un cucciolo che avrebbe dimostrato al mondo intero quanto l‚Äôamore fra un cane e il suo padrone possa essere forte, indissolubile, immune anche alla morte. Due mesi dopo quel 10 novembre, alla fattoria sopraggiunse HidesaburŇć Ueno, un professore del dipartimento agricolo dell‚ÄôUniversit√† Imperiale di Tokyo. Anche lui un uomo come tanti altri; un uomo che ben presto avrebbe conosciuto il vero amore, quello per il proprio cane. HachikŇć fu condotto nella sua nuova casa, a Shibuya, dove ogni mattina il professore, pendolare per via del suo lavoro, si recava presso la stazione locale per raggiungere l‚ÄôUniversit√† e dove, ogni sera, rientrava puntualmente a casa dal suo fedele amico. HachikŇć si abitu√≤ subito agli orari di HidesaburŇć Ueno e ben presto, ogni mattina, guidato dal suo amore incondizionato per chi gli aveva regalato una famiglia, inizi√≤ ad accompagnare il suo padrone al binario della stazione. Ogni pomeriggio, come un orologio, alle tre precise si recava nuovamente l√†, su quella banchina, per accoglierlo e percorrere insieme la strada verso casa. Una vita, quella di HidesaburŇć Ueno e HachikŇć, fatta di amore e fedelt√† l‚Äôuno nei confronti dell‚Äôaltro. Un legame cos√¨ forte e naturale che in pochi riescono e descriverlo, ma che in molti vivono ogni giorno con il proprio amico a quattro zampe.

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Dieci anni di attesa, anche dopo la morte del padrone

La vita di questi due singolari personaggi cambiò improvvisamente il 21 maggio del 1925.
Il professor Ueno, durante il suo consueto orario di lavoro fu colto da infarto e non pot√© pi√Ļ fare ritorno a quel binario dove HachikŇć lo attese, ma non lo vide mai pi√Ļ ritornare
Il legame di quell‚Äôamore per√≤ non si spezz√≤ e HachikŇć ritorn√≤ giorno dopo giorno alla stazione nell‚Äôattesa che Ueno facesse ritorno e si recasse insieme a lui, lungo la solita strada, alla casa in cui avevano vissuto. Il genere umano, si sa, spesso non nota le piccole cose, neanche quando queste brillano di luce propria. Ecco perch√© per diverso tempo nessuno fece caso al cane appostato ogni giorno in quella stazione. Con il tempo per√≤ la lealt√† di HachikŇć attir√≤ l‚Äôattenzione del capostazione e dei tanti pendolari che, commossi da un amore cos√¨ indelebile, iniziarono a prendersene cura e a condividere con il resto del Giappone la commovente storia di un cane fedele e del suo padrone ormai perduto. In molti giunsero a Shibuya per accarezzare, ammirare e rendere omaggio a un cos√¨ forte esempio di amore e lealt√†; in molti si resero conto che un episodio cos√¨ singolare non avrebbe mai potuto prendere vita fra due individui comuni del genere umano.

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Un legame eterno

E cos√¨, nonostante il passare degli anni e la vecchiaia incalzante, HachikŇć continu√≤ imperterrito a recarsi ogni giorno in quella piccola stazione e ad attendere il suo padrone.
Nel 1934, lo scultore Teru Ando,realizz√≤ una statua in bronzo raffigurante le sembianze del cane. La statua fu posta proprio nella stazione di Shibuya in un solenne giorno e in presenza del cane stesso. Un‚Äôaltra venne eretta a Odate, vicino a quella semplice fattoria dove HachikŇć era nato molti anni prima, e anche in questo caso, il fedele animale presenzi√≤ all‚Äôinaugurazione dell‚Äôopera d‚Äôarte. All‚Äôet√† di undici anni, e dopo aver atteso con speranza il ritorno del padrone per ben dieci anni, l‚Äô8 marzo 1935 HachikŇć si spense lungo quella strada che ogni giorno avrebbe continuato a percorrere se il tempo non fosse stato cos√¨ avaro. La sua morte commosse l‚Äôintera comunit√† nipponica e la notizia rimbalz√≤ sulle prima pagine di tutti i giornali, mentre lo Stato, per commemorare il ripetuto gesto di amore e fedelt√† di quella creatura, dichiar√≤ un giorno di lutto nazionale. Trascorsero gli anni e con essi sopraggiunse la Seconda Guerra Mondiale. Il Giappone, necessitando di grandi quantit√† di metallo per la costruzione delle armi, fece ricorso anche a quello utilizzato per dare vita alla statua di HachikŇć. Ma quell‚Äôamore che non aveva conosciuto barriere, n√© in vita n√© durante la morte, si rivel√≤ nuovamente degno di considerazione e rispetto e cos√¨, alla fine del conflitto (nel 1948), al figlio di Teru Ando, Takeshi fu commissionata una nuova statua raffigurante il cane.

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Questa non è la semplice storia di un cane e del suo padrone. Questa non è una storia nata solo per commuovere.
Questo √® l‚Äôesempio di quanto l‚Äôamore fra un uomo e il suo cane possa essere puro, genuino e forte. Ancor pi√Ļ della morte.

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“Non ¬†importa quanto tempo passi.

Lui non torner√†.”

Eccovi una prova dai cortometraggi di “Hachiko – Il tuo migliore amico” diretto dal regista svedese¬†Lasse Hallstr√∂m e interpretato da Richard Gere e Joan Allen (2009)¬†e “Hachiko”¬†diretto da Seijiro Koyama (1987)

A breve anche la presentazione del film e del libro su “La Biblioteca di Trilly” ūüėČ

SEA FUERTE SIEMPRE.

-T.

“Noi siamo il suo lascito. Lui √® LEGGENDA. Illumina l’oscurit√†.”

Buonasera a tutti e scusate la mia improvvisa scomparsa sul blog, ma ho avuto molto da fare con gli esami all’universit√†…… Vabb√® dai dai bando alle scemenze, stasera occuper√≤ un piccolo spazio della vostra giornata parlandovi di una storia che, da come avete potuto ben notare dal titolo, la conoscete tutti, ma vi dir√≤; il binomio tra il celebre romanzo di Richard Matheson e il film “IO SONO LEGGENDA” di ¬†Christopher Conlon¬†sono due cose, o meglio ancora, due storie completamente diverse, la prima √® una storia particolarmente soprannaturale, quasi astratta e fuori dal normale, mentre il film √® solamente una ritrattazione del romanzo ai tempi nostri, solo con un pizzico di realt√† in pi√Ļ. ūüėČ Si ma.. tutto ci√≤ cosa riguarda con la DOG ADDICTED? Bene, per chi ha visto o letto il libro, ma mi riferisco specialmente a tutti coloro che hanno visto il cortometraggio del 2007, sa bene che chi affiancher√† lo scienziato pazzo (Robert) in questa sua sanguinosa avventura sar√† la cagnolina Sam (Samantha), un pastore tedesco che lasci√≤ la figlia di nome Willow a Robert, il padre, interpretato da un fantastico Will Smith, prima di andarsene da New York insieme¬†¬†alla mamma; e, mi rivolgo sempre a chi ha visto il film, saprete che ben presto le cose non andranno come dovrebbero andare…

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Non aggiungo altro.

Iniziamo!

la-locandina-italiana-di-io-sono-leggenda-50468Immaginate che un terribile virus distrugga l‚Äôintera umanit√†. Immaginate che i morti si risveglino, trasformati in qualcosa che non ha pi√Ļ nulla di umano, popolando le notti del pianeta, assetati di sangue, e rintanandosi nell‚Äôombra durante il giorno.Immaginate che in tale mondo l‚Äôunico abitante rimasto sia un uomo disperato, che rifiuta con tutte le sue forze di accettare la realt√† che lo circonda. Un uomo che in tale mondo, proprio a causa della sua unicit√†, √® divenuto leggenda.
E‚Äô una leggenda terribile, quella di Robert Neville, le cui notti sono fatte di paura, di mostri che lo attendono al varco e i cui giorni trascorrono nella caccia spietata agli abomini che la pandemia ha generato. La sua vita √® un deserto, in cui solitudine¬†e follia si alternano ma la speranza non muore mai: Neville √® pi√Ļ forte della disperazione che cerca di ghermirlo, non vuole cedere, neanche quando l‚Äôunica creatura che crede di aver salvato dal batterio letale, un malandato cane randagio, muore sbattendogli in faccia la realt√† (le pagine dedicate al rapporto tra i due sono tra le pi√Ļ intense del libro). Allora Neville inizia a studiare, diventa scienziato, e quello che scopre rende ancora pi√Ļ inquietante la sua solitudine. Oltre ai vampiri sanguinari e animati da istinti pio-sono-leggenda.asp2976img1rimordiali, il virus ha generato una nuova specie, biologicamente modificata, che possiede alcune caratteristiche dei mostri infettati dal batterio, ma che fondamentalmente √® ancora umana.
A questo punto, rabbia e dolore trasformano Neville in uno spietato assassino: in nome di un‚Äôumanit√† che non esiste pi√Ļ, egli si elegge giustiziere e massacra senza piet√† qualsiasi creatura da lui riconosciuta come ‚Äúnon umana‚ÄĚ. Quando nella desolazione della sua esistenza compare Ruth, qualcosa potrebbe cambiare, ma ormai √® troppo tardi. La donna √® ‚Äúuna di loro‚ÄĚ, non un vampiro, ma un‚Äôappartenente alla nuova razza di mutanti che, come ogni societ√† alle sue origini, per affermarsi non pu√≤ tollerare n√© vampiri n√© umani. In questa nuova prospettiva √® Neville il ‚Äúdiverso‚ÄĚ, il pi√Ļ debole; a lui non resta che morire e diventare per l‚Äôepoca nascente la ‚Äúleggenda‚ÄĚ, l‚Äôoscuro simbolo di un‚Äôancestrale paura che deve essere sconfitta per fare posto a una nuova umanit√†.
Sono sempre pi√Ļ sorpresa dal fatto che per trovare un libro sui vampiri che mi faccia provare ci√≤ che si deve provare quando si legge ‚Äúun libro sui vampiri‚ÄĚ io debba andare sempre pi√Ļ indietro negli anni. Questo libro bellissimo, angosciante libro-film-x3-io-sono-leggenda-di-matheson-an-L-pmd8gle visionario, √® stato pubblicato per la prima volta nel 1954 e abbraccia diversi generi, tra cui la fantascienza (il futuro desolato in cui si ambienta √® l‚Äôanno 1976‚Ķ), ma io lo definirei a tutti gli effetti un horror, in particolare per la sua capacit√† di instillare nel lettore il dubbio strisciante su chi sia il vero ‚Äúmostro‚ÄĚ: Robert, nella sua metodica e spietata caccia che lo porta a sterminare senza piet√† tutto ci√≤ che √® ‚Äúnon umano‚ÄĚ o i vampiri, regrediti loro malgrado allo stadio di bestie inconsapevoli? Tra i due orrori leggendari, sar√† il nuovo ordine dei mutanti a prevalere, in un finale sorprendente e agghiacciante. Una lettura da brivido, fidatevi.
Tutto questo, e molto altro, salter√† fuori dalle pagine di questo libro incredibile, scritto con uno stile secco e incalzante, senza inutili fronzoli o cali di tensione (non dimentichiamo che l‚ÄôAutore √® uno dei pi√Ļ brillanti sceneggiatori americani), che soffoca il lettore trasmettendogli l‚Äôangoscia e la disperazione del protagonista e da alla storia un taglio quasi cinematografico, tanto da aver ispirato diverse trasposizioni sul grande schermo. Qualunque sia la versione che sceglierete di vedere (ve le riporto tutte e tre, ma se volete il mio parere, la migliore √® quella del 1963 con Vincent Price), sappiate comunque che non avr√† nulla a che fare con la magia oscura del libro.

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“Nei giorni di cielo coperto Robert Neville non era mai sicuro del tramonto del sole e capitava che loro uscissero in strada prima del suo rientro.
Se fosse stato pi√Ļ analitico, avrebbe saputo prevedere il loro arrivo con una certa approssimazione; ma si ostinava a mantenere l‚Äôabitudine di tutta una vita di calcolare il calar delle tenebre guardando il cielo, un metodo che nelle giornate nuvolose non funzionava. Ecco perch√© in quelle occasioni non si allontanava mai troppo.‚ÄĚ

(…)

Poi qualcuno lo vide.
Per un momento ci fu un crescente brusio, alcune grida di sorpresa.
Poi un improvviso silenzio, come se una pesante coperta fosse caduta

sulle loro teste. Rimasero tutti con lo sguardo fisso verso di lui, con le bianche facce rivolte verso l’alto. E lui sostenne quegli sguardi. E di colpo pens√≤: “Ora sono io l’anormale. La normalit√† √® un concetto di maggioran- za, la norma di molti, e non la norma di uno solo.”

Quel pensiero all’improvviso si fuse con quello che vedeva sulle loro facce: timore, paura, orrore; e comprese che avevano paura di lui. Per loro, lui era una terribile calamit√† che mai avevano veduta, una calamit√† anche peggiore dell’infezione a cui si erano adattati. Lui era un invisibile spettro che lasciava quale prova della sua esistenza i corpi dissanguati dei loro ca- ri. Capiva quel che provavano e non li odiava. La sua mano si strinse sul minuscolo involucro delle pillole. Per fare in modo che la fine non giun- gesse con violenza, per fare in modo che non divenisse una macellazione davanti ai loro occhi…

Robert Neville guardò il nuovo popolo della terra. Sapeva di non farne parte: sapeva che, come un tempo i vampiri, lui era un anatema e un nero terrore da distruggersi. E, di colpo, il concetto si formò, divertente nono- stante il dolore.

Una risata soffocata gli sal√¨ alla gola. Si volt√≤, si appoggi√≤ alla parete, inghiott√¨ le pillole. “Il cerchio si chiude” pens√≤ mentre il letargo finale si impadroniva delle sue membra. “Il cerchio si chiude. Un nuovo terrore na- sce nella morte, una nuova superstizione penetra nell’inespugnabile fortezza dell’eternit√†.

“Io sono diventato una leggenda.”

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Si lo so lo so, non ho scritto niente riguardo a Sam, ma guardate questo video e capirete perch√© non l’ho fatto. E.. ricordate ¬†di non trattenere le lacrime.. neanche i cani lo fanno. ‚̧

SEA FUERTE SIEMPRE.

-T.

Una festa per grandi e piccini: il Carnevale

Cosa significa la parola carnevale?  

venezia-carnevale-maschere-laboratoriOggetto di discussione √® l’origine del nome “carnevale“, che deriverebbe da un’espressione latina: “carrum novalis” (“carro navale“), cio√® una specie di carro allegorico – a forma di barca – con cui i romani inauguravano le commemorazioni oppure dal latino “carnem levare” (“eliminare la carne”)poich√© anticamente indicava il banchetto che si teneva l’ultimo giorno di carnevale (marted√¨ grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima,giorno in cui era interdetto l’uso della carne “. L’origine del carnevale non √® certa. Alcuni sostengono che si tratti di una festa popolare collettiva trasmessa attraverso i secoli come eredit√† delle feste pagane dell’antica Grecia, che si svolgevano il 17 dicembre (Saturnali, in onore del dio Saturno) e il 15 febbraio (Lupercali, in onore del dio Luperco) in cui gli obblighi sociali e le gerarchie venivano sostituite col rovesciamento dell’ordine, lo scherzo ed la dissolutezza. Secondo altri le sue radici affondano in alcune feste primitive (10.000 anni a.C.) di carattere orgiastico, che si tenevano per festeggiare l’arrivo della primavera, durante le quali le persone si lasciavano trasportare dalla danza e dall’ubriachezza. Altri ancora, infine, ritengono il carnevale un retaggio delle allegre feste egiziane in onore della dea Isis . Nel Medioevo gruppi di contadini di classi diverse si battevano per la strada con sassi e bastoni (da cui nasce l’uso dell’attuale manganello in plastica) mentre i signori duellavano “elegantemente” dentro i palazzi. Pi√Ļ tardi presero piede le maschere, che consentivano anche ai poveri di fingersi ricchi e potenti grazie a semplici travestimenti e scambi di ruoli. In passato. I festeggiamenti culminavano solitamente con il processo, la condanna, la lettura del testamento, la morte e il funerale di un fantoccio, che rappresentava allo stesso tempo sia il sovrano di un auspicato e mai pago mondo di “cuccagna”, sia il capro espiatorio dei mali dell’anno passato. La fine violenta del fantoccio poneva termine al periodo degli sfrenati festeggiamenti e costituiva un augurio per il nuovo anno in corso.

Il lancio dei coriandoli

I coriandoli sono piccoli ritagli di carta colorata usati nelle festivit√† per essere lanciati in aria o su persone. Tipici del Carnevale e di altre festivit√† come il Capodanno. Spesso il loro uso √® abbinato a quello delle stelle filanti. In inglese, tedesco, olandese, svedese e in spagnolo sono stranamente chiamati con il termine italiano di confetti. L’origine della confusione linguistica ha origine nel Rinascimento quando in Italia ai matrimoni o durante il carnevale si usava lanciare veri e propri dolcetti, i confetti appunto. √ą attestato che gi√† prima del 1597 i confetti stessi erano anche chiamati coriandoli ¬ęcuopronsi i coriandoli di zucchero per confetti¬Ľ, ovvero si utilizzassero talora i semi della pianta del coriandolo al posto delle mandorle nei piccoli dolci. In seguito, pur rimanendo chiamati coriandoli si utilizzarono nei lanci palline di carta colorata o di gesso. Solo nel 1875 furono adottati i cerchi di carta, grazie all’inventiva dell’dell’ ingegner Enrico Mangili di Crescenzago (Milano) che inizi√≤ a commercializzare come coriandoli i cerchi di carta di risulta dalle carte traforate utilizzate in sericoltura per l’allevamento dei bachi da seta.

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Perché ci si maschera?

Secondo il pensiero cristiano presso le popolazioni arcaiche, portare una maschera significava essere posseduti da uno spirito, oppure difendersi da una possessione. Esistono leggende che risalgono al periodo neolitico, che legano la fecondit√† e la fertilit√† alla reincarnazione delle anime. Visto che si pensava che nell’aldil√† tutto fosse a rovescio, durante il Carnevale ci si metteva i vestiti a rovescio, e mascherandosi si invitavano gli spiriti e le anime trapassate a visitare i villaggi. Si dava loro la possibilit√† di fare bagordi in cambio di abbondanti raccolti. Le credenze ancestrali sono lentamente scomparse dalla nostra mente, ma la festivit√† del Carnevale, in tutti i suoi aspetti, rimane permeata di rituali mitici. Secondo il pensiero cristiano, anche le maschere che hanno un’apparenza innocente, in realt√† rivelano il loro carattere occulto. Esempio: Arlecchino √® l’espressione della vitalit√† dell’aldil√† con tutti i suoi splendori e le sue ricchezze; Pierrot √® un ragazzo che, essendosi mascherato, √® stato trascinato nell’altro mondo. Vi ha lasciato l’anima e dunque possiede questo sguardo stralunato, assente, quasi fosse un fantasma. Il mascherarsi nella nostra epoca, rappresenta un modo per uscire dal quotidiano, disfarsi del proprio ruolo sociale, negare s√© stessi per divenire altro. Il Carnevale √® la festa di tutti, grandi e piccini perch√© anche i grandi, in questo periodo, diventano bambini. Si balla, si canta, si lanciano coriandoli e stelle filanti; si mangiano dolci tipici come le castagnole, le chiacchiere, le frittelle e le frappe ed e’ diventata un’occasione di divertimento e di allegria da passare in compagnia.

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Le maschere tipiche

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ARLECCHINO – La maschera di Arlecchino √® originaria di Bergamo. Ha un vestito tutto colorato formato da pezzi di stoffa variopinta, una maschera nera e una spatola di legno. √ą un servo in continua lotta con il suo padrone, che non tollera la sua proverbiale pigrizia e la sua negligenza lavorativa. La sua miglior qualit√† √® l’astuzia che lo salva dalle situazioni pi√Ļ difficili; √® furbo, agile come un gatto e, in fin dei conti, onesto. La sua compagna √® Colombina.

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GIANDUIA – √ą una delle maschere pi√Ļ antiche, nata a Torino nel 1798. Gianduia √® un borghese, un galantuomo, attento alle buone maniere e amante del buon vino e della buona cucina. Adora le feste paesane e la vivacit√† della gente. Indossa una giacca marrone, un panciotto giallo, calzoni verdi, calze rosse; ha un cappello a forma di tricorno e porta la parrucca col codino, secondo la moda del XVIII secolo. Per la citt√† di Torino √® praticamente un’icona, tanto che dal suo nome deriva il nome dei famosi cioccolatini che proprio l√† vengono prodotti.

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BRIGHELLA – Anche la maschera di Brighella proviene da Bergamo. Inizialmente costui era un servo furbo ed intrigante; vivace, chiacchierone, coraggioso, combina guai, attaccabrighe, √®, tra tutti, il pi√Ļ litigioso. Indossa una giacca e un pantalone decorati con galloni verdi, il mantello √® bianco con due strisce verdi, mentre la maschera e il cappello sono neri. Sa suonare e cantare molto bene e, nonostante il suo atteggiamento un po’ fanfarone ed arrogante, √® sostanzialmente fedele ed altruista. Il suo nome descrive un po’ il suo carattere: Brighella, da briga, attaccabriga.

meneghino

MENEGHINO¬†–¬†√ą la maschera tipica milanese. Porta il cappello a tre punte, parrucca e codino, giacca lunga rossa e marrone, scarpe con fibbia secondo la moda settecentesca e ha in mano un ombrellino rosa. Il suo nome √® un diminutivo di “Domeneghin”. √ą spiritoso e ha la battuta sempre pronta.

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PANTALONE – √ą una maschera veneta della citt√† di Venezia. Indossa un camicione e una calzamaglia rossi, sopra i quali porta un mantello nero. Ha una cintola in vita e una maschera nera gli copre il volto. Un berretto di lana alla greca e ai piedi indossa un paio di pantofole gialle alla turca con la punta all’ins√Ļ. Pantalone √® vecchio e brontolone, burbero di carattere e piuttosto avaro, come l’antico mercante veneziano che in realt√† impersona. L’unica cosa che davvero gli interessa √® il suo denaro e il commercio. Le uniche che in qualche modo riescono a raggirarlo, sono la moglie e la figlia.

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COLOMBINA – Unica donna tra tanti uomini, Colombina, nota anche come Corallina o Smeraldina, proviene come Pantalone da Venezia. √ą simpatica, sveglia, furba, affezionata alla sua padrona Rosaura e un po’ pettegola. Non sopporta i vecchi avari e brontoloni come Pantalone e non esita a schiaffeggiare chi manca di rispetto a lei o alla sua padrona. Molto graziosa, normalmente non porta la maschera e indossa un abito a strisce bianche e blu con un grembiule verde arricciato su un fianco e una cuffietta bianca, sul capo. Generalmente si accompagna ad Arlecchino, col quale sembra essere fidanzata.

Dottor BalanzoneBALANZONE – Avvocato di Bologna, √® la maschera pi√Ļ chiacchierona e saccente di tutte. Le sue sentenze e i suoi consigli sono sempre farciti di latinismi storpiati (il cosiddetto “latino maccheronico”) e paroloni grossi, tanto da lasciare la gente interdetta e a bocca aperta (chiss√† se questo accade perch√© nessuno lo capisce veramente?!). Indossa pantaloni e camicia nera, con un grosso colletto bianco molto seicentesco. In testa porta un capello di feltro a tese larghe, nero. Dalla cintura pende un pugnale o un fazzoletto e sottobraccio porta sempre un grosso librone, simbolo della sua “cultura”. Da vero emiliano, Balanzone adora la buona cucina e i lauti pranzetti.

Stenterello_disegno_originale_1800STENTERELLO – Originario della Toscana, Stenterello √® una delle maschere tipiche della tradizione italiana. Indossa una giacca blu con il risvolto delle maniche a scacchi rossi e neri, un panciotto puntinato verde pisello e dei pantaloncini scuri e corti. Ha una calza rossa e una a strisce bianco – azzurro e le scarpe nere. In testa porta un cappello a barchetta nero e una parrucca con il codino. La sua dote migliore √® la generosit√† poich√© √® sempre pronto ad aiutare chi ne ha bisogno. Arguto, saggio, dotato di una buona dose di ottimismo riesce sempre ad affrontare con coraggio e determinazione le situazioni avverse. Un po’ “mani bucate”, √® spesso ricercato dai suoi creditori.

pulcinellaPULCINELLA – Servitore come Arlecchino, Brighella e Colombina √® la maschera tipica del carnevale napoletano. Ha un carattere molto particolare: furbo, arguto, saggio e coraggioso talvolta, pu√≤ diventare anche vigliacco e timoroso, dedito all’ozio e al dolce far nulla. Le sua pi√Ļ grande aspirazione consiste nel mangiare e bere bene. Nonostante spesso sia oggetto di crudeli e pesanti bastonate, √® amato da tutti, anche dai suoi padroni, che ne apprezzano la simpatia e il carattere amabile. Sa essere molto egoista e quando vuole si trasforma in un gran bastonatore. Il suo nome deriva dal dialetto napoletano, “polece”, cio√® pulce, oppure “pulcinello”, piccolo pulcino. Indossa una maschera nera sopra ad un gran nasone, un cappello a punta, un camiciotto e un paio di pantaloni bianchi. Le scarpe sono grosse e nere e porta un paio di strani calzini rosa. Probabilmente tra tutte, Pulcinella √® la maschera pi√Ļ amata dai bambini, che la trovano divertente e strampalata.

Ricette tipiche di carnevale

i dolci del carnevale sono per lo pi√Ļ fritti. Questa usanza deriva dal fatto che in gennaio/febbraio la natura e le pratiche agricole prevedevano la macellazione dei suini con la conseguente abbondanza di grasso di maiale o strutto, l’ideale per friggere i dolci.

Le chiacchiere o¬†frappe: (pi√Ļ appropriato: chiacchere, senza la i) sono un tipico dolce italiano, chiamato anche con molti altri nomi regionali. Sono tipici dolci di carnevale. Hanno la forma di una striscia, talvolta manipolata a formare un nodo (in alcune zone prendono infatti il nome di fiocchetti). Sono fatte con un impasto di farina che viene fritto o cotto al forno e successivamente spolverato di zucchero a velo.

Le chiacchiere sono conosciute con nomi differenti nelle diverse regioni italiane:

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  • bugie (Genova, Torino, Asti, Imperia, Savona), italianizzazione del ligure b√∂xie;
  • cenci o crogetti (Prato Firenze Toscana );
  • strufoli o melatelli (se con miele) zona Grosseto, Massa Marittima (Toscana);
  • chiacchiere (Basilicata, Sicilia, Campania, Lazio, Alto Sangro nell’Abruzzo meridionale, Molise, Umbria, Puglia, Calabria, a Milano, La Spezia, Massa, Carrara, Sassari e Parma);
  • cioffe (Sulmona, centro Abruzzo);
  • cr√≥stoli o cr√≥stoŇāi o gr√≤stoi o grustal (Ferrara, Imperia, Rovigo, Vicenza, Treviso, Trentino, Friuli, Venezia Giulia);
  • cunchiell’ o qunchiell (Molise);
  • fiocchetti (Montefeltro e Rimini);
  • frappe (Roma, Viterbo, Perugia e Ancona);
  • gaŇā√†ni o sosole (Venezia, Verona, Padova);
  • gale o gali (Vercelli e Bassa Vercellese);
  • gasse (Basso Alessandrino);
  • guanti (Alife, Caserta);
  • gr√≤stoŇāi o grostoli (Trento);
  • intrigoni (Reggio Emilia);
  • lattughe o lat«Ėghe (Mantova);
  • maraviglias (Sardegna);
  • rosoni o sfrappole (Modena, Bologna, Romagna);
  • galarane (Bergamo)
  • saltas√Ļ (Brescia);
  • sfrappe (Marche);
  • sfrappole (Bologna);
  • sprelle (Piacenza);
  • ris√≤le (Cuneo e sud del Piemonte);
    e ancora stracci, lasagne, pampuglie, manzole, garrulitas.

Possono anche essere coperte da miele, cioccolato e/o zucchero a velo, innaffiate con alchermes o servite con il cioccolato fondente o con mascarpone montato e zuccherato. La tradizione delle frappe probabilmente risale a quella delle frittelle, che¬†che nell’antica Roma venivano preparate proprio durante il periodo dell’antico carnevale.

Le¬†castagnole¬†o¬†favette:¬†sono un dolce carnevalesco¬†diffuso in tutta Italia; fa parte della tradizione culinaria ligure, emiliana-romagnola, marchigiana,¬†laziale, umbria meridionale¬†(con la variante detta “strufoli” nell’Umbria settentrionale), veneta,¬†lombarda.¬†Impastati gli ingredienti principali uova, zucchero, farina e burro si formano delle palline che vengono poi fritte¬†in olio bollente. Vengono servite con zucchero a velo¬†o, in alcune varianti, anche con alchermes¬†o miele. Ne esistono due varianti: una senza ripieno ed un’altra con ripieno alla crema pasticciera o alla panna. Altra variante √® quella che prevede la cottura al forno. ¬†Inoltre le frappe sono un dolce che attraversa l‚Äôintera Penisola Italiana, a testimonianza della loro antichit√† come formato diffuso per il tempo del Carnevale. Esse si trovano codificate, col nome di ‚Äúcenci‚ÄĚ gi√† nell‚ÄôArtusi, che aggiunge acquavite all‚Äôimpasto (il tipo di liquore √® una delle variabili regionali) e non esclude l‚Äôimpiego dello strutto come grasso di cottura. D‚Äôaltra parte anche sulla farcia finale le versioni divergono: zucchero a velo, miele, cioccolato, bagno di alchermes, tanto per citarne alcune. Diverso √® il discorso per le castagnole, che rimandano invece all‚Äôantica Roma. Alle feste in onore del Dio Bacco, la tradizione voleva che fossero offerte delle palline fritte. Derivano da qui gli struffoli napoletani (che escono per√≤ gi√† nel periodo natalizio) e le zeppole (ciambelle fritte, con o senza ripieno, che nella variante farcita si prolungano fino alla festa di San Giuseppe). Un caso a parte le ‚Äúfritole‚ÄĚ, dolce simbolo, dal Rinascimento, del lungo Carnevale veneziano, arricchite di uva passa, pinoli, cedri canditi e bagnate di buona grappa. Insomma, il vero fil-rouge che lega i dolci tipici del Carnevale sembra essere la tecnica della frittura.

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Le pesche dolci o zeppole di San Giuseppe Frittellaro: sono un tipico dolce carnevalesco siracusano, la sua origine deriva sempre da quella degli anni del Medioevo ed erano considerate (frappe e castagnole anche) un piatto povero per quell’epoca, ecco perch√© odiernamente sono state rimodernizzate ricoprendole con alchermes e zucchero, l’interno di queste dolcissime delizie non lasciano mai a desiderare infatti sono ricoperte tipicamente da crema pasticciera o da cioccolato fondente. Queste si mangiano solitamente alla festa di San Giuseppe, non per questo il loro nome infatti cambia da regione a regione proprio perch√© non tutti lo festeggiano e, per chi ancora non lo sapesse, l’archemes √® il protagonista di questi dolci per dare il colore roseo della pesca, ma ai non amanti di questo liquore tipico italiano tra l’altro, fuori rimangono gialle e asciutte ma l’interno… si sa! Non lo si pu√≤ lasciare¬†all’asciutto! ūüėõ

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E ora vi lascio a qualche scatto canino carnevalesco:

Una palla di zucchero filato dolcissima: il barboncino

come-tosare-un-barboncino_d92d1b56a8d71dfe7a86b428a9e062b0Il Barboncino, conosciuto anche come Barbone, √® una razza canina tipica francese. Caniche, il suo nome francese deriva dalla parola ‘canard‘, che significa ‘anatra‘; infatti, in tempi passati, il Barboncino, essendo dotato di un ottimo fiuto e di una cera predilezione per l’acqua, era impiegato per la caccia alle anatre. L’etichetta di cane aristocratico gli √® stata attribuita in quanto in passato, soprattutto nel XVII secolo, era molto apprezzato presso le case patrizie e, in particolar modo, dalle nobildonne dell’epoca come cane da compagnia. Purtroppo, questa etichetta √® entrata a fare parte dell’immaginario collettivo e, ancora oggi, l’idea generale di ‘cane da lusso‘ va a discapito della sua diffusione coprendo, invece, i veri pregi di questo magnifico animale. ¬†Il Barbone √® un cane dal temperamento brillante e allegro. Molto intelligente, √® facile da addestrare¬†poich√© impara molto in fretta, grazie anche alla sua propensione per l’apprendimento; infatti non sar√† raro vedere un Barboncino capace di distinguere e di portare al padrone dei piccoli oggetti. Basti pensare che alcuni esemplari sono pbarbone e nobiliersino in grado di assolvere a piccole incombenze come, per esempio, l’andare a prendere il giornale per conto del padrone. Una dimostrazione della sua intelligenza sta nel fatto che ucanardn tempo venivano anche impiegati come cani-guida per i ciechi, ma furono poi sostituiti dai Pastori tedeschi perch√© dotati di maggiore robustezza e una pi√Ļ alta propensione alla difesa. I Barboni infatti, molto affettuosi e con un grande senso della famiglia, per proprio carattere, non sono¬†cani aggressivi e perci√≤ non risultano nemmeno adatti alla guardia o alla difesa. Il Barbone √® comunque un cane pieno di iniziativa e dotato di un pizzico di furbizia, perci√≤ non obbedir√† mai ad un comando che ritiene, a suo avviso, assurdo o privo di senso. Non importa l’ambiente in cui si trova, che esso sia una grande casa piena di cuscini con cui giocare e comode poltrone oppure un piccolo appartamento con una coperta e un divano su cui accomodarsi, l’importante, per un Barboncino √® la presenza di una famiglia con cui integrarsi e che sia in grado di dargli l’affetto che merita. Molti di questi cani amano che gli si parli e prestano molta attenzione alle espressioni, al tono di voce ed al modo di gesticolare dei loro padroni, quasi fossero in grado di capirli veramente.

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Inoltre, il Barbone √® una razza molto sensibile, in grado di cogliere gli stati d’animo delle persone che lo circondano e di reagire di conseguenza: in una situazione tesa o in cui ci sia del disaccordo si mostrer√† infatti triste e malinconico, cos√¨ come in una situazione spensierata mostrer√† il suo lato pi√Ļ allegro e giocoso. Complice, giocherellone e per nulla aggressivo √® un ottimo compagno dei bambini con cui ama passare il tempo e spendere le proprie energie in allegre scorribande.

Proprio per questo suo attaccamento alla famiglia, il Barboncino non è adatto a restare solo per molto tempo: chiuso in casa per ore, o relegato in un giardino, il Barbone si intristisce e si deprime fino a perdere del tutto la propria vitalità.

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Per evitare un avvilimento sia sul piano psicologico che su quello fisico, il Barboncino necessita della presenza costante di un membro della sua famiglia e di qualche piccola attenzione come una bella passeggiata in un parco.
Ore di passeggiate e qualche corsa in libert√† contribuiranno anche a tenerlo in forma perch√©, se l’etichetta di ‘aristocratico’ non si addice al suo carattere, √® invece adatta al suo fisico longilineo, elegante e dotato di una buona muscolatura. La taglia del cane Barbone pu√≤ variare; infatti pu√≤ essere: barbone toy sotto i 28cm al garrese; barbone nano dai 28 ai 35cm al garrese; e barbone di grande mole dai 45 ai 60cm al garrese.

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Quattro esemplari di barboni: i pi√Ļ bassi sono i barboncini toy, ancora pi√Ļ bassi dei barboncini nani; la loro particolarit√† √® proprio la loro bassezza. I colori sono il grigio, il nero, il bianco e lo champagne. Il cane al centro √® un barbone e si distingue non solo per la sua altezza ma anche per la sua agilit√† in quanto possiede zampe pi√Ļ lunghe rispetto ai coetanei.

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Un esemplare di barbone nano; quest’ultimo ha un’altezza media tra il toy e il barbone, i colori sono gli stessi di quelli sopra.

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Esemplare di Barbone a Taglia Grande o detto anche di Grande Mole.

Con la testa così ben definita da sembrare scolpita, la schiena appena discendente, orecchie lunghe e pendenti e la coda corta e riccioluta, il Barbone è facilmente distinguibile, ma ciò che lo rende davvero unico è la sua folta pelliccia, soffice e riccioluta, spesso vaporosa che spesso, nelle competizioni di bellezza tra Barboncini, viene valorizzata con acconciature e permanenti. Se non si intende prendere parte a competizioni di questo tipo però, il pelo del cane non richiede particolari cure, infatti, per mantenerlo in buone condizioni, sarà sufficiente un bagno al mese con un buono shampoo. Un ulteriore notizia che va certamente a favore del barbone riguarda proprio la sua pelliccia: il cane barbone infatti non ha periodi di muta, pertanto non correremo il rischio di ritrovarci peli sparsi per la casa!

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Anche quando non si ha intenzione di far far partecipare il proprio barboncino ai concorsi di bellezza si rivela utile spazzolargli il pelo pi√Ļ volte a settimana, sia per mantenere soffice ed elastica pelliccia sia per ritagliarsi in momento interamente dedicato all’amico a quattro zampe che richiede affetto e cure. In misura maggiore rispetto ad altre razze canine, i barboncini necessitano, infatti, di attenzioni e di contatto con le famiglie adottive per crescere serenamente dal punto di vista psicologico e fisico ed in merito ricordiamo anche quanto siano utili le passeggiate giornaliere per consentire ai cani di mantenersi in forma e di vivere felicemente a lungo, spesso fino ai 15 anni trattandosi di una razza molto longeva.