Il Labrador Retriever, conosciuta anche come Labrador , è una razza canina originaria della penisola di Labrador (Canada) , facente parte del gruppo dei retriever, allevata e selezionata a partire dal XIX secolo. Cane di stazza media-grande, di buon temperamento, intelligente, socievole, docile, tranquillo, eccellente nuotatore (anche grazie alla “palmatura” delle zampe), in origine è stato utilizzato soprattutto dai cacciatori come cane da riporto (in inglese “retriever”, ossia riportare). La sua indole buona e il carattere facile all’apprendimento lo rendono adatto ad essere addestrato allo svolgimento di moltissime attività, dall’assistenza ai non vedenti, al soccorso in acqua, alla ricerca di persone. Grazie al suo carattere estremamente docile ed affettuoso è un ottimo cane da compagnia, particolarmente adatto a vivere in famiglia, meglio se munita di bambini, con cui ama molto giocare.
Se oggi il Labrador esiste è dovuto ad un paradosso avveratosi alle fine del XVIII secolo, quando questa razza corse il serio rischio di estinguersi, e se sbarcò sul Vecchio Continente, lo si deve alle misure prese dall’amministrazione di Terranova per limitare, in modo drastico, il numero dei cani sull’isola. In quel periodo la pesca era diventata quasi del tutto industriale e la presenza dei cani, sia di quelli grossi per il tiro sia di quelli più piccoli per la pesca, non era più indispensabile. E così nel 1780 il governatore Edwards decise di limitare a uno per focolare il numero dei cani, e successivamente, nel 1815, in quanto tale misura non fu giudicata abbastanza restrittiva, ne venne raddoppiata in durezza e rigorosità: tutti i cani senza museruola dovevano essere abbattuti. Molti degli abitanti dell’isola si sbarazzarono dei loro cani e molti di questi, divenuti randagi, si ritrovarono sulle banchine di Poole, il principale porto d’attracco dei pescherecci britannici, in cerca di nuovi padroni e casa. E fu così che i grandi cacciatori inglesi si accorsero di alcuni cani proveniente da Terranova i quali presentavano notevoli disposizioni, perché, oltre ad avere un’incredibile resistenza alla fatica e alle intemperie, mostravano un grande piacere nel riportare al loro padrone tutto ciò che gli veniva lanciato, anche se si trattava di tuffarsi in acque freddissime e profonde. All’inizio venivano chiamati “cani di Saint-John” (nome della capitale dell’isola di Terranova) per distinguerli dagli altri cani più massicci (i Terranova). Certamente questi cani non erano cani da caccia in quanto mancava loro senza dubbio un po’ di naso. E per rimediare a questo inconveniente, si presentavano 2 soluzioni: o si incrociavano questi cani con razze di classe, conferendo loro in un colpo solo più fiuto e più grandi qualità di caccia, oppure si decideva di selezionare pazientemente, migliorando la razza, cosa che sicuramente avrebbe richiesto molto più tempo. Con il primo metodo si produssero il Golden, il Curly-Coated ed il Flat-Coated, che furono i primi Retriever ad apparire. I confronti fra le diverse razze di Retriever davano spesso ragione alla seconda soluzione, ma occorsero comunque 70 anni per giungere all’affermazione di questa supremazia e cioè dagli anni 1820 -1890, e precisamente quando Lord Malmesbury, Lord Scott e altri nobili di Gran Bretagna cominciarono a scegliere e selezionare i loro primi Labrador fra i cani appena sbarcati da Terranova. 

Il Golden

Il Curly-Coated

Il Flat-Coated
In Italia la razza si è ormai affermata in tutti i sensi, soprattuto come cane da compagnia e come cane guida per i non vedenti. Dagli anni ’80 ad oggi molti bravi allevatori hanno contribuito ad arricchire la storia del labrador in Italia. Il primo standard della razza è del 1916, e fu in parte modificato nel 1950. Lo Standard della FCI attualmente in vigore è del 1989. Ogni anno, sulla rivista ufficiale ENCI “I Nostri Cani” vengono pubblicate le statistiche relative all’iscrizione di tutte le razze. Per il 2012 le iscrizioni concernenti i Labrador Retriever in Italia sono state 7886, in aumento rispetto agli anni precedenti. Anche per il 2014 l’American Kennel Club presso la sua sede di Manhattan ha annunciato che il Labrador Retriever è il cane preferito degli statunitensi, seguito dal Pastore Tedesco, e dal Golden Retriever. Un primato che resiste da 22 anni.

Inoltre… Il Labrador possiede generalmente un ottima salute, cosa che corrisponde al suo aspetto robusto e rustico. Senza essere un campione di longevità, vive comunque una buona dozzina di anni. Uno stile di vita rigoroso gli permette di superare senza problemi i 10 anni. Quando è piuttosto anziano, bisogna fare attenzione ai problemi cardiaci (come per tutti i cani dal forte temperamento che danno sempre fondo alle loro energie); il Labrador, peraltro, soffre spesso di artrosi. Questo cane è goloso e ha una certa tendenza all’obesità: bisogna, dunque, fare attenzione a non favorire il suo atteggiamento di richiesta continua, fornendogli 2 pasti al giorno a ore fisse, senza offrire leccornie o avanzi durante gli intervalli. Ma soprattutto questo cane ha essenzialmente bisogno di esercizio: l’obesità negli esemplari che vanno a caccia non esiste. Per i cani sedentari (soprattutto se si tratta di femmine), si consiglia un’alimentazione poco calorica.
Per la salute e la bellezza del mantello, un’aggiunta equilibrata di lievito e olio di semi di girasole (in caso di alimentazione fresca preparata in casa) dà eccellenti risultati. Come in tutte le razze molto diffuse, si sono constatate delle malattie ereditarie come ad esempio la displasia dell’anca, la quale e dopo una selezione di genitori esenti, iniziata dal club della razza, tende ad eliminare la diffusione in Italia. L’atrofia progressiva della retina è stata notata, soprattutto in gran Bretagna e negli Stati Uniti (dove la popolazione dei Labrador è più numerosa), ma non sembra essere un grosso problema in Italia. Questa malattia, che può condurre alla cecità (sarebbe veramente un amaro paradosso per un cane guida per i non vedenti), inizia a manifestarsi, nella maggior parte dei casi, verso i 5 o 6 anni di età. Può essere diagnosticata da uno specialista grazie a un esame del fondo dell’occhio. Dal punto di vista genetico, il suo carattere è recessivo, ma crea portatori sani che rendono molto lungo e difficile l’iter per poterla sradicare.

Il Labrador deve una parte del suo successo al fatto che può apparire contemporaneamente come un cane elegante, per non dire snob, e come un cane semplice, dal temperamento coraggioso e dotato nello stesso tempo di molta discrezione. Ma, evidentemente, la sua popolarità non dipende soltanto da questo contrasto; è dovuta anche, e soprattutto, alle notevoli e apprezzate qualità che derivano direttamente dal suo impiego originario. Un buon retriever (e il Labrador ha dato prova di essere uno dei migliori, se non il migliore), deve essere obbediente, facile da addestrare, capace di comprendere in fretta e bene, dotato di grande memoria, ma soprattutto deve essere un cane a cui piace obbedire e lavorare per il proprio padrone e non esclusivamente per se stesso. Non si tratta di un vero cane da guardia anche se possiede, come tutti i cani, il senso del territorio. Così in una villa isolata, farà sicuramente le veci del buon guardiano, con la sua mole e la sua voce grossa, ma senza mostrare aggressività esagerata, mentre in una casa in cui la porta è sempre aperta agli amici, si farà apprezzare in particolare per la sua naturale socievolezza. Un giardino anche piccolo è sufficiente per lui, sempre che i suoi padroni lo facciano partecipare alla loro vita. Non cerca mai la rissa con altri cani e non rischia nemmeno di mordere lo sconosciuto che, attirato dal suo aspetto simpatico, volesse accarezzarlo. E non c’è niente che potrà fare più piacere delle lunghe passeggiate all’aperto (se poi ha la possibilità di fare un tuffo sarà al massimo della felicità).
Nonostante tutta la sua buona volontà, il Labrador non saprà accontentarsi di una vita esclusivamente cittadina e sedentaria, né di un’esistenza solitaria. Dietro quell’aspetto bonario si nasconde un autentico sportivo, nato per lavorare all’aperto, quali che siano le condizioni atmosferiche e del territorio. Oltre all’intelligenza, questa razza è dotata di un fiato eccezionale. In diversi paesi, i servizi dell’esercito, della finanza e della polizia, hanno riconosciuto il valore di questo cane e lo usano per molte funzioni, diverse da quella di cane da guardia o da difesa. Il suo naso finissimo gli permette di individuare ogni sorta di oggetti e di sostanze. E’ diventato, infatti, il cane più utilizzato per la ricerca della droga potendo riconoscere anche solo le tracce della presenza di ogni tipo di droga, nei nascondigli più ingegnosi, anche quando sono mescolate ad altre sostanze dall’odore forte. Questo cane è ineguagliabile nello scoprire tracce di esplosivo. In Gran Bretagna, dove l’esercito ha a che fare da anni con il fenomeno del terrorismo, è addestrato nel cercare le armi nascoste (si sono visti Labrador ritrovare delle mitragliatrici murate in una parete). In Italia viene utilizzato come cane guida per persone non vedenti e nella protezione civile.

Questo cane può rendersi utile anche in diversi altri modi come nel cercare dei sopravvissuti tra le macerie, sentire le fughe di gas ecc. Ma il Labrador é per eccellenza il collaboratore delle battute di caccia che si distingue per la sua obbedienza e la sua abilità nel ritrovare e riportare, senza sciuparla, la selvaggina più delicata, ma abbastanza forte per trascinare senza fatica una besta più grossa, non esitando neppure davanti all’attraversamento di un corso di acqua.

Il Labrador è un cane senza ostentazione e senza artifici, capace di lavorare nelle più svariate condizioni. Un cane forte, robusto, attivo, che sprizza energia da tutti i pori. Tollerante, affettuoso, lo si educa senza difficoltà; è molto attento con i bambini e capace di adattarsi alle situazioni più diverse. Che cosa possiamo chiedergli di più? No, non è finita qua… un’altra caratteristica del labrador, e forse la più importante tra tutte, ve la sto per elencare qua sotto: Prevedere l’ereditarietà del colore del mantello nel labrador retriever è relativamente facile rispetto ad altre razze. Il labrador è sempre di un colore unico (nero, giallo, marrone) ma spesso nei suoi geni porta anche uno o due collori del mantello diversi. Il colore del mantello viene determinato dalla combinazione di due coppie di geni: B, b, E , e. Una coppia stabilisce il colore (nero-B o marrone-b), l’altra coppia determina l’espressione del colore. Il colore giallo (E-e) non è il risultato della presenza di un gene del colore giallo, ma è l’incapacità di esprimere il colore nero o marrone.
I geni sono sempre in coppia, uno viene ereditato dal padre e uno dalla madre. I geni possono essere dominanti o recessivi: un gene ‘dominante’ determinerà sempre il colore del mantello, è sufficiente che sia presente nel patrimonio genetico e non ha importanza con quale gene sia in coppia. Un gene ‘recessivo’ può determinare il colore del mantello solo quando non è presente il gene dominante e quindi quando è in coppia con un altro gene recessivo. I geni dominanti vengono indicati con una lettera maiuscola, mentre i geni recessivi vengono indicati con la lettera minuscola. Un labrador può avere: BB, Bb, bb insieme con EE, Ee, ee e poiché le due coppie sono sempre insieme, le combinazioni possibili del colore e della trasmissione del colore nel labrador sono: 

Labrador Doodley (a pelo corto)
Qua sotto vi ho messo un’illustrazione delle probabilità di trasmissione genetica dei colori nel labrador, vediamoli insieme:
Si lo so, non è per niente facile, ma per gli appassionati di cani come me è davvero un gioco da ragazzi, basta solo farlo vedere dal veterinario d’altronde; sarà lui a decidere la sorte del colore del vostro cucciolo di labrador. 😉 Per quanto riguarda lo standard invece quello del labrador è davvero complicato, ma molto, molto interessante (la cosa fondamentale, e parlo a nome degli incroci, è di non scambiare il capo con quello dei “molossi”, successivamente vedremo chi sono):
Concludo lasciandovi alle varie razze di labrador; è già ragazzi non è solo il colore che fa la differenza del labrador, ma anche la postura, il pelo riccio, corto… guardate, guardate:

Labrador miele: Scotty, il labrador miele che vediamo ogni giorno in televisione nella pubblicità della carta igienica è il labrador per eccellenza, prima del Golden che a differenza sua ha il pelo lungo e tende quasi sul rossiccio (chiamato anche labrador volpe). Di Scotty c’è anche la versione bianca, nata dall’accoppiamento di un labrador Doodley e di uno Scotty.

Labrador Chocolate: queste “delizie” di cuccioli di labrador presentano la stessa particolarità del silver, che tra poco vi mostrerò qua sotto. Anch’essi molto rari da trovare per farli accoppiare, di fatto il 50% dei chocolate sono più femmine che maschi. Contrariamente al black che presenta 50% dell’uno e dell’altro, quindi più facile da trovare.

Labrador Silver: il cosiddetto labrador argentato è una delle razze più rare nell’accoppiamento dei labrador, si perché l’accoppiamento deve avvenire tra un black e un silver, molto spesso il silver è particolare nelle “cucciole” che nei “cuccioli”. Ma la rarità sta proprio nel colore degli occhi, che vanno dal verde chiaro all’azzurro oceano; come il chocolate questa razza è sempre e solo a pelo corto; proprio perché i black (quasi sempre a pelo lungo e femmine) presentano geni di fecondazione minori rispetto a queste meraviglie d’argento.
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